Tecnologia o metodologia? Chiara ed incisiva la risposta in questo video.
Elearning, Learning Object, Infodesign
Tecnologia o metodologia? Chiara ed incisiva la risposta in questo video.
Clive Shepherd ha pubblicato una video intervista a Tom Kuhlmann, autore del Rapid Learning blog.
Clive è un consulente e-learning inglese, gestisce il blog Clive on learning. Sul suo sito sono disponibili diversi pdf legati all’e-learning, più un intero corso sull’ E-learning e la progettazione didattica. Dateci un occhio, se non l’avete mai visto.
Tom lavora nell’ e-learning da 15 anni, e gestisce il blog per conto di Articulate, software house e-learning. Oltre agli ottimi articoli, iscrivendosi alla newsletter si può scaricare una breve guida al Rapid Learning.
L’intervista è interessante e vale la pena ascoltarla. Oltre a fare un quadro sul Rapid Learning, Tom spiega i motivi del suo successo, a partire dai problemi pratici che il blog affronta, fino all’assenza di pubblicità per i prodotti Articulate. Aspetti che dovrebbero essere considerati da tutte le aziende con un blog. Tutto sommato, non è semplice ottenere questo risultato ed il blog di Tom è una notevole eccezione.
Ma non è solo una questione di capacità, a spiegare questo successo c’ è anche un crescente interesse per la progettazione ID. Ma qual’è la causa di questo interesse? Il progressivo diffondersi di strumenti rapid e-learning, ha coinvolto anche formatori e esperti della materia, senza competenze specifiche nell’ e-learning. A loro il blog si rivolge: un obiettivo azzeccato.
Comodo il formato della video intervista: un breve video su you tube per ogni domanda.
Link:
Non so voi, ma You tube sta diventando sempre di più la mia radio. Questa la mia compilation personale.
Mouse sulla finestra e ci si muove nella playlist. Quali sono le vostre?
Da non perdere:
Scade il 3 giugno il nuovo bando per ProgettoTrio. Se avete messo da parte XXX.XXX euro, forse potreste farci un pensiero (è solo la caparra). In prospettiva però potreste contare su una commessa da X.XXX.XXX euro. Insomma, tanti soldi. Buona parte destinati alla produzione di contenuti didattici digitali. Learning Object, secondo il modello tradizionale e canonico.
Ma tentare qualcosa di più rischioso non si poteva? Insomma negli ultimi anni sono nati e cresciuti nuovi modelli di formazione a distanza (blog wiki Youtube OER e via dicendo). Perchè non si è provato a prendere spunto da altre esperienze internazionali (OpenLearn, Connexions ect.) o nazionali (SLOOP)? Perchè non si è cercato di seguire un modello più aperto e sociale, invece di chiudere tutto dentro ad una piattaforma (tra l’altro proprietaria: SABA).
Non ho una buona opinione sui prodotti di progettoTRIO: a livello tecnico la qualità e molto bassa, a livello pedagogico mi sembrano poco efficaci e discretamente noiosi. Capisco che questo in parte sia legato a requisiti tecnici e teorici da rispettare, ma penso che, se si vuole ottenere qualità nella formazione, bisogna tentare di cambiare modello.
Forse sono eccessivamente negativo, e sicuramente progetto TRIO ha molti lati positivi. Rimangono soldi pubblici, spesi in tempi difficili.
Qui il bando:
In ultima analisi credo che il blog sia un ottimo strumento per raccontarsi e per raccontare quello che si pensa, ma un pessimo strumento di discussione e di conversazione
Siamo proprio sicuri che il blog aiuti la conversazione?
Affermazione condivisibile e ben giustificata. Ma allora perchè utilizzare un blog in un corso? Probabilmente altre motivazioni si affiancano. Ad esempio, condividere e diffondere la conoscenza. Sarebbe utile fare un pò di ordine, sistematizzando obiettivi ed intenti. Soprattutto per chi già ci sta provando. Andreas e Mariagrazia, cosa ne pensate?
Elliance è un’azienda di web marketing: una sezione del sito raccoglie grafici e schemi che spiegano i meccanismi del del SEM (search engine marketing).
Che l’argomento interessi o meno, il sito è da vedere e rivedere: gli schemi sono molto chiari e curati, in più ogni settimana ne viene aggiunto uno nuovo.
Link:
Questa riflessione nasce da commento di Alberto sul blog di Gianni. Premetto, è un opinione molto personale e probabilmente parziale. Sarebbe interessante da discutere.
Cito:
ANZI sto incontrando aperture notevoli e stimolanti - nei confronti dell’elearning ndr - . Solo che le incontro in ambito aziendale e non (come sarebbe lecito aspettarsi) in quegli enti che occupandosi di formazione dovrebbero essere i primi a sollevare questioni di metodo e didattica.
Onestamente mi sarei sopreso del contrario. Dati alla mano, ci sono ben pochi centri di formazione che fanno anche Elearning. Del resto i global player, le aziende che offrivano un pacchetto integrato, elearning + formazione in presenza sono rapidamente scomparsi, ritornando sui propri passi.
Ma perchè? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e chiarire un concetto. Il termine elearning raccoglie ambiti della formazione a distanza profondamente differenti. Lo si usa per comodità, perchè ormai è entrato nel linguaggio comune e forse è meglio così, piuttosto che rischiare una selva di termini astratti e incomprensibili. Perdipiù questi due ambiti -elearning 1 e elearning 2 -, si integrano poco pure tra di loro. Chi opera nel primo, spesso non opera nel secondo e vicerversa. Quindi, per rispondere alla domanda “Perchè i centri di formazione non fanno elearning”, è meglio considerare i due ambiti in modo separato.
Elearning 1
In questo ambito ci sono i learning object. Un azienda che opera in questo settore, avrà a disposizione dei progettisti che scrivono i corsi e dei programmatori in grado di realizzarlo. Un centro di formazione, ovviamente, non ha a disposizione queste competenze, quindi - come è ovvio - non fa elearning. Si potrebbe obiettare che un centro di formazione potrebbe limitarsi solo alla progettazione, e lasciare lo sviluppo ad un’azienda esterna. Ma non è così. Infatti, come già detto, i learning object hanno a che fare fino ad un certo punto con la didattica, per il resto sono più orientati alla comunicazione. Si può ben fare un learning object, rispettando tutti i principi didattici che si vuole, ma se poi il corso è noiso, i testi audio e video poco azzeccati, le interazioni complesse e frustranti, è difficile che possa essere efficace. Sono competenze diverse rispetto a quelle richieste ad un formatore in presenza.
Rimane un ultimo punto: perchè un centro di formazione non compra, e poi propone ai propri clienti i Learning Object. Non conosco bene le logiche di mercato, ma mi viene in mente un esempio. I manuali, che so cucina, sotria, etc., dove li compri? Chi li produce? I centri di formazione? Ovviamente i manuali li compri in libreria e li producono le case editrici, semplicemente perchè questo è il loro lavoro. E poi, perchè ci dovrebbe essere un ulteriore intermediario? Non conviene alle aziende rivolgersi direttamente alle aziende Elearning?
Elearning 2
Qui non si parla più di Learning Object. Si parla di collaborazione, di interazioni tra gli studenti e il docente attraverso forum, wiki etc. Questo campo ha un taglio sicuramente più pedagogico: in ballo ci sono le attività didattiche, lo studente deve essere seguito, e via dicendo. Onestamente questo settore lo conosco poco, ma alcuni spunti di riflessione pure mi vengono in mente. Ad occhio, mi sembra che università ed aziende preferiscano gestire internamente questa tipologia di attività. Preferiscono non rivolgersi ad aziende esterne, ma controllare il processo da vicino. Non conosco bene i motivi, e probabilmente ce ne sono più d’uno: risparmio, migliore visione strategica, migliore controllo sulle informazioni aziendali, chissà…
E’ un opinione debole, e sarei molto curioso di sentire le impressioni di chi ne sa di più. Dico debole, perchè penso che sia più efficace un centro esplicitamente dedicato a questa attività, che potrebbe raggiungere migliori risultati con maggiori risparmi. Del resto come Gianni indica, il risultato di questa situazione è un insieme di pre-precari poco motivati. Invece i modelli efficaci, nascono in modo indipendente, come spiegato in questo dibattito dell’economist.
Un vasto archivio di programmi radiofonici, tutti di ottimo livello. Il sito Radio Rai permette di ascoltare online buona parte delle trasmissioni realizzate durante gli ultimi anni. Considerati i temi trattati, come storia, scienze o letteratura, l’ampiezza del catalogo e lo spessore culturale, queste risorse possono rivelarsi utili sia a livello personale, sia come supporti didattici in classe.
Unico problema: le trasmissioni devono essere ascoltate online, e, tolto un esiguo numero di podcast, non possono essere scaricate. Diverse soluzioni permettono di aggirare l’ostacolo ma richiedono pazienza ed alle volte, una certa destrezza informatica. I forum Radio Rai, offrono invece una soluzione semplice e pratica.
Con un buon gioco di squadra, il forum “i nostri podcast”, ha raccolto tutte le trasmissioni disponibili in un unico archivio, utilizzando Xdrive, il servizio di hard disk remoto di AOL. Una volta effettuato l’accesso al servizio, è possibile scaricare tutte le trasmissioni in formato mp3.
Qui, è disponibile un file excel, con tutte le trasmissioni divise per argomento.
Qui, è riportato il link a Xdrive, con il nome account e la password per ognuno dei diversi archivi disponibili.
Questo “tesoro” l’ho scoperto qualche giorno fa, ed è stata una gradita sorpresa. Personalmente adoro Ad Alta Voce, trasmissione che propone le sintesi radiofoniche di classici della letteratura , e Alle Otto della Sera, dove esperti e studiosi spiegano e commentano i fatti della storia. Qualche giorno fa ho ascoltato Memorie di Adriano e Se questo è un’uomo, apprezzando la fedeltà e la cura con cui questi libri erano stati trasposti in formato audio. Consigliati vivamente. Prossimo ascolto: 1914, un ciclo di lezioni di Luciano Canfora.
Un bel grazie a Mariù!
Altri articoli:
Un video sull’educazione negli Stati Uniti. Raccontando in modo leggero fatti ben più gravi. E l’italia?
via OpenfictionBlog
Sto aspettando un amico, in stazione. Nell’attesa vado in libreria: mentre gli sbirri agguantano un ladro intellettuale, io do un occhio agli scaffali. Vado alla cassa e chiedo il Mestiere di Scrivere. Non riuscivo a ricordare il cognome dell’autrice, così il commesso ha tentato di rifilarmi il libro di Carver - che ha lo stesso titolo e in più ho già!-.
Mannaggia, sarà per un’altra volta, mi sono detto, ma mentre mi allontano m’è venuto in mente il nome, Luisa, e tutto s’è risolto: reparto mass media. Prima di comprarlo c’ho dato una rapida scorsa, ed ho avuto l’impressione che, pur essendo un libro valido ed interessante, il blog è più appassionante. L’ho comprato lo stesso.
Perchè l’ho comprato?
1. il libro è organizzato meglio del blog, ci sono più informazioni, lo posso leggere in metro o prima di dormire;
2. è più di un anno che seguo il blog dell’autrice, mi sembra giusto ricompensare in modo tangibile il suo impegno.
Può essere utile per l’elearning?
Si, può essere molto utile. I Learning Object sono editoria didattica, perciò la comunicazione svolge un ruolo chiave. Allo stesso tempo i contenuti forniti dai cliente sono in perfetto burocratese/aziendalese (questa presentazione spiega gli effetti di questo linguaggio sull’elearning).
Il libro affronta anche questi argomenti, e da degli ottimi consigli. Non ci sono dubbi: compratelo.