Archive for the 'Elearning' Category

E-learning in Arabia

Una situazione paradossale (forse unica?): molti finanziamenti, pochi esperti. Questo in sintesi il report di Tony Bates, che ha tenuto diversi workshop in Arabia saudita e racconta in un post la sua esperienza.

Aldilà dei petro-dollari, che a livello didattico tutto sommato hanno una valenza relativa, la parte più interessante, che giustifica in pieno la lettura del post, è quella che riguarda il ruolo delle donne all’interno delle università arabe. Vera formazione a distanza, anche in presenza.

The original arrangement had me with my computer and my Saudi male colleague sitting behind a screen at the end of the room, with the 25 women and the projector on the other side of the screen.
A personal view of e-learning in Saudi Arabia - Tony Bates

Online learning?

“The lectures are livelier than textbooks. They provide the sense of a human touch, though they lack the interactivity of a tutor. But mainly they’re free and available 24 hours a day.”

Stephen’s Web

Potrebbe cambiare radicalmente in futuro?

Internet è una realtà consolidata per molte persone. Molti hanno un’idea precisa di internet, della sua utilità, delle sue potenzialità. Libertà, creatività, innovazione, democrazia: internet è un pò la somma di tutti i valori che segnano gli ultimi decenni. Tutte  qualità che diamo ormai per scontato.

Ma siamo sicuri?

Non potrebbe essere stato l’esito di un evoluzione più incerta ed instabile, per certi versi fortuita? Poteva essere completamente diverso, oggi? E soprattutto potrebbe cambiare radicalmente in futuro?

Rispondere a questa domanda non significa dover, per forza di cose, leggere un lungo saggio in inglese, visionario e forse un pò noiso , magari distribuito gratuitamente su internet. Assolutamente no. Perchè gli indizi per rispondere a questa domanda sono già intorno a noi e li conosciamo molto bene. Sono  i fallimenti che negli ultimi 5 anni gli operatori mobili stanno collezionando, propinando servizi wap come l’oroscopo, le previsioni del tempo, le notizie in tempo reale (!?) e via dicendo. Sono gli mms, che nessuno ha mai inviato o ricevuto, nonostante una campagna pubblicitaria incessante (mms!!). Tutti servizi calati dall’alto, dove l’innovazione è bassa, l’utilità minima, il servizio poco efficace. Internet poteva essere così. O qualcosa del genere.

The Future of the Internet—And How to Stop It non è un saggio noioso, ed è meno visionario di quanto il titolo dia da pensare. Comprendere perchè internet è così come lo conosciamo significa osservare la storia della sua nascita, l’evoluzione del PC e poi delle reti, un’evoluzione meno scontata e con più alternative di quelle che si crede. Significa riconoscere le condizioni che ne hanno permesso lo sviluppo e l’evoluzione, individuando i rischi che possono deteriorare la sua efficacia.

The Future of the Internet—And How to Stop It è il racconto appassionato di 100 anni di informatica, ed affronta questioni centrali come privacy, sicurezza, generatività delle rete. Una storia avvincente, troppo rilevante per non conoscerla.

Link:

The Future of the Internet—And How to Stop It

Il sito del libro. E’ possibile acquistarlo in formato cartaceo o scaricare gratuitamente il pdf.

The Future of the Internet—And How to Stop It - social annotation

In questo interessante esperimento è possibile leggere e annotare online i singoli paragrafi del libro.

Vodafone e net neutrality

E’ di questi giorni la notizia che Vodafone opera differenze tra il tipo di traffico gestito via cellulare. Una scelta con tante implicazioni, molto negative, soprattutto se esaminate attraverso i concetti espressi nel saggio.

The successful instructional designer…

… should:

  1. Conceptually and intuitively understand how people learn.
  2. Know how to connect with an audience on an emotional level.
  3. Be capable of imagining oneself as the learner/audience member.
  4. Be obsessed with learning everything.
  5. Brainstorm creative treatments and innovative instructional strategies.
  6. Visualize instructional graphics, the user interface, interactions and the finished product.
  7. Write effective copy, instructional text, audio scripts and video scripts.
  8. Meld minds with Subject Matter Experts and team members.
  9. Know the capabilities of eLearning development tools and software.
  10. Understand related fields—usability and experience design, information design, communications and new technologies.

 

http://theelearningcoach.com/getting_started/10-qualities-of-the-ideal-instructional-designer/

Riusabilità oscura

Un ironico ma onesto David Wiley descrive non solo il fallimento di un concetto, ma ancora più quella di un modello (con buona pace di tanti progetti). Riusablità. La Wikipedia, per ora, non incontra i Learning Object.

Perhaps the most frequent criticism I hear is that “reuse and adaptation are happening other places (outside the Connexions repository), you just can’t see them.” This line of thinking turns my mind to the construct we call “dark matter.”

David Wiley | Dark Matter, Dark Reuse, and the Irrational Zeal of a Believer

E mentre in italia si parla di ebook…

Governor Arnold Schwarzenegger today launched an initiative to make California the first state in the nation to offer schools free, open-source digital textbooks for high school students.

Press release |

Instructional Designer?

I think the word “instructional” is the biggest obstacle. That’s not a word one hears in normal circumstances…

Cammy Bean | Learning Vision

Instructional designer..

“… help transform intangible information assets into things of great business or epistemological value.”

“.. do stuff on the computer”

“… ‘IT trainer”

“… design training for businesses…”

“… write training manuals for companies”

“… create training that genuinely helps people do their jobs better.”

“… Stuff that helps people learn how to do things”

“… E-Learning author”

“… is similar to that of a film director who directs a movie or an ad maker who visualizes commercial ads. “

“… create learning material.”

Cercate lavoro?

As mentioned last week, I’m looking for someone to join the team. 

Rapid learning blog

Didattica e Facebook

Neofita di facebook, non mi sono fatto ancora un’idea precisa su il suo utilizzo nella formazione. Propendo per considerarlo uno strumento tra altri strumenti, un’ulteriore canale di dialogo con gli utenti, più diretto e informale.

Per approfondire, consiglio di dare un’occhio al gruppo “Didattica in Facebook. No grazie“. Aperto dall’instancabile Gianni Marconato a gennaio del 2009, raccoglie già numerosi interventi su questo argomento. Cito i più interessanti.

 

 

Andreas Formiconi

FB è tuttavia importante a questo punto considerato il proposito più ampio di “uscire” dalla classe. Io penso che chi insegna oggi debba uscire dalla classe. Penso che per ridare senso e dignità ai momenti di vita in classe se ne debba fare un uso molto più parsimonioso e focalizzato…

 

Caterina Policaro
Io mi convinco sempre più che è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Sulla relazione si può fondare l’apprendimento…

 

Gianni Marconato

… credo sarebbe un controsenso “obbligare” i propri studenti ad iscriversi su FB e, magari, obbligarlia a fare specifice attività. O, forse, è l’unico modo per rovinargli la freschezza delal vita in FB e farli smettere.
Io preferirei farmi trovare da loro su FB e far condurre la danze da loro

 

Luisanna Fiorini

I miei ragazzi di openuni hanno attivato un gruppo… intanto li osservo, poichè sono anche miei amici, invitare altri e scrivere sulle loro bacheche. utilità finora? mi trovano echattano per piccole cose e consigli. didattica strutturata? ehi, ma se strutturiamo l’informale, che informale è?

 

Lucia Rosati

… Infatti , rispetto alla piattaforma appare molto più intuitivo ed accessibile.Tutti gli utenti accedono con una certa frequenza alla propria pagina ed in questo modo possono tenersi informati circa l’andamento e le attività didattiche del corso.

 

Italo Losero

… Ho provato ad usare FB x edu, ma ci sono alcuni problemi….
1) Non è facile da usare.
2) E’ fatto per vendere pubblicità. Gli spazi a dx sono sempre pieni di ‘richiami’…
3) E’ lento. Spesso.
4) E’ sempre aperto a tutti: si vedono in chat tutti gli amici e i loro interventi; ok per l’impiego ’sociale’ di svago, meno per la didattica.

 

Gianni Marconato

… usare la leva della curiosità, del “divertimento” (imparare giocherellando …), del usare uno strumento perchè avvicina anche gli insegnanti “vecchi” ai giovani ha il fiato corto e dopo poco si torna punto ed a capo. Ma, mai dire mai

A fancy term

I stumbled across this on a writer’s blog today: “Officially, I’m now an Instructional Designer. A fancy term for writing training material.” [Blog link not provided to protect the innocent].

Instructional Design: What’s in a name? | Cammy Bean, Learning Vision