Archive for the 'Elearning' Category

Risorse free per l’educazione

Al volo: ZaidLearn ha pubblicato una bella lista di risorse free per l’educazione. Vale la pena darci un occhio.

Opinioni divergenti?

 

La mia netta impressione è che in un corso come questo, dove l’e-learning ha un’importanza “relativa” per l’apprendimento (le ore sono poche, il budget per l’e-learning è molto basso, c’è comunque una forte componente d’aula “fisica”) si è verificata una spaccatura “antropologica”:

- chi è già abituato a usare il web quotidianamente usa l’e-learning come una risorsa aggiuntiva e spesso “impara” …”

- chi non è abituato o è “spaventato” dal web magari guarda ma non partecipa

Elearnit: Diario modenese: impressioni su un corso blended 

 

“…conosciuto allora e in diverse occasioni, esperto di cui ho letto anche tutti i libri, alcuni proprio studiati, tanto per cominciare non ha un blog, ma aggiorna ancora le pagine che vi ho linkato. Certo, non c’è nulla di male, non bisogna essere per forza 2.0, ma a quei livelli di preparazione e competenza (rimane sempre un mio mito) occorre almeno esplorare e testare. Comunicare al passo coi tempi. E avere idea che con un blog tutti i suoi contributi scientifici validissimi avrebbero una visibilità 1000 volte migliore. Oltre che aprirsi al confronto con gli altri e fare rete è il reale valore aggiunto dell’e-learning e di gruppi collaborativi in rete.”

Catepol: Condividiamo conoscenza (o almeno ci proviamo)

Rapid e-learning blog

Clive Shepherd ha pubblicato una video intervista a Tom Kuhlmann, autore del Rapid Learning blog.

Clive è un consulente e-learning inglese, gestisce il blog Clive on learning. Sul suo sito sono disponibili diversi pdf legati all’e-learning, più un intero corso sull’ E-learning e la progettazione didattica. Dateci un occhio, se non l’avete mai visto.

Tom lavora nell’ e-learning da 15 anni, e gestisce il blog per conto di Articulate, software house e-learning. Oltre agli ottimi articoli, iscrivendosi alla newsletter si può scaricare una breve guida al Rapid Learning.

L’intervista è interessante e vale la pena ascoltarla. Oltre a fare un quadro sul Rapid Learning, Tom spiega i motivi del suo successo, a partire dai problemi pratici che il blog affronta, fino all’assenza di pubblicità per i prodotti Articulate. Aspetti che dovrebbero essere considerati da tutte le aziende con un blog. Tutto sommato, non è semplice ottenere questo risultato ed il blog di Tom è una notevole eccezione.

Ma non è solo una questione di capacità, a spiegare questo successo c’ è anche un crescente interesse per la progettazione ID. Ma qual’è la causa di questo interesse? Il progressivo diffondersi di strumenti rapid e-learning, ha coinvolto anche formatori e esperti della materia, senza competenze specifiche nell’ e-learning. A loro il blog si rivolge: un obiettivo azzeccato.

Comodo il formato della video intervista: un breve video su you tube per ogni domanda.

Link:

Blog ed e-learning

Altre aziende e-learning italiane tentano la strada dei blog: ora anche DMS multimedia ha aperto il suo.

E’ una buona notizia?  E’ presto per dirlo. In teoria il blog può essere uno strumento di marketing avanzato, può migliorare la comunicazione dell’azienda e renderla “trasparente”. Ma più di tutto contano le intenzioni: i blog sono di più di un semplice archivio di news. Per risultare efficaci ( = letti e apprezzati) devono raccontare qualcosa, offrire un punto di vista personale, senza troppe patinature e pubblicità. Altrimenti si ripete sempre lo stesso copione : prima abbandonato dai lettori, poi dall’autore, il blog finisce rapidamente in soffita. Con buona pace di ogni tentativo di innovazione.

PS

Esempi positivi? Elearnit sta portando avanti un ottimo blog, raccontando esperienze professionali e  riflessioni personali.

Perchè i centri di formazione non fanno Elearning

Questa riflessione nasce da  commento di Alberto sul blog di Gianni. Premetto, è un opinione molto personale e probabilmente parziale. Sarebbe interessante da discutere.

Cito:

ANZI sto incontrando aperture notevoli e stimolanti - nei confronti dell’elearning ndr - . Solo che le incontro in ambito aziendale e non (come sarebbe lecito aspettarsi) in quegli enti che occupandosi di formazione dovrebbero essere i primi a sollevare questioni di metodo e didattica.

Onestamente mi sarei sopreso del contrario. Dati alla mano, ci sono ben pochi centri di formazione che fanno anche Elearning. Del resto i global player, le aziende che offrivano un pacchetto integrato, elearning + formazione in presenza sono rapidamente scomparsi, ritornando sui propri passi.

Ma perchè? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e chiarire un concetto. Il termine elearning raccoglie ambiti della formazione a distanza profondamente differenti. Lo si usa per comodità, perchè ormai è entrato nel linguaggio comune e forse è meglio così, piuttosto che rischiare una selva di termini astratti e incomprensibili. Perdipiù questi due ambiti -elearning 1 e elearning 2 -,  si integrano poco pure tra di loro. Chi opera nel primo, spesso non opera nel secondo e vicerversa. Quindi, per rispondere alla domanda “Perchè i centri di formazione non fanno elearning”, è meglio considerare i due ambiti in modo separato.

Elearning 1

In questo ambito ci sono i learning object. Un azienda che opera in questo settore, avrà a disposizione dei progettisti che scrivono i corsi e dei programmatori in grado di realizzarlo. Un centro di formazione, ovviamente, non ha a disposizione queste competenze, quindi - come è ovvio - non fa elearning. Si potrebbe obiettare che un centro di formazione potrebbe limitarsi solo alla progettazione, e lasciare lo sviluppo ad un’azienda esterna. Ma non è così. Infatti, come già detto, i learning object hanno a che fare fino ad un certo punto con la didattica, per il resto sono più orientati alla comunicazione. Si può ben fare un learning object, rispettando tutti i principi didattici che si vuole, ma se poi il corso è noiso, i testi audio e video poco azzeccati, le interazioni complesse e frustranti, è difficile che possa essere efficace. Sono competenze diverse rispetto a quelle richieste ad un formatore in presenza.

Rimane un ultimo punto: perchè un centro di formazione non compra, e poi propone ai propri clienti i Learning Object. Non conosco bene le logiche di mercato, ma mi viene in mente un esempio. I manuali, che so cucina, sotria, etc., dove li compri? Chi li produce? I centri di formazione? Ovviamente i manuali li compri in libreria e li producono le case editrici, semplicemente perchè questo è il loro lavoro. E poi, perchè ci dovrebbe essere un ulteriore intermediario? Non conviene alle aziende rivolgersi direttamente alle aziende Elearning?

Elearning 2

Qui non si parla più di Learning Object. Si parla di collaborazione, di interazioni tra gli studenti e il docente attraverso forum, wiki etc. Questo campo ha un taglio sicuramente più pedagogico: in ballo ci sono le attività didattiche, lo studente deve essere seguito, e via dicendo. Onestamente questo settore lo conosco  poco, ma alcuni spunti di riflessione pure mi vengono in mente. Ad occhio, mi sembra che università ed aziende preferiscano gestire internamente questa tipologia di attività. Preferiscono non rivolgersi ad aziende esterne, ma controllare il processo da vicino. Non conosco bene i motivi, e probabilmente ce ne sono più d’uno: risparmio, migliore visione strategica, migliore controllo sulle informazioni aziendali, chissà…

E’ un opinione debole, e sarei molto curioso di sentire le impressioni di chi ne sa di più. Dico debole, perchè penso che sia più efficace un centro esplicitamente dedicato a questa attività,  che potrebbe raggiungere migliori risultati con maggiori risparmi. Del resto come Gianni indica, il risultato di questa situazione è un insieme di pre-precari poco motivati. Invece i modelli efficaci, nascono in modo indipendente, come spiegato in questo dibattito dell’economist.

Mini learning object

libro Blog come LMS. E i Learning Object? Difficile pensare ad un’integrazione: rigidi e monolitici, i learning object sono fatti per essere inseriti in un LMS, non in un blog. L’unica soluzione è andare al passo con i tempi e rinnovare i format, ispirandosi ad esempi “vincenti”. Come i filmati You Tube. O le presentazioni Slideshare, che in più hanno molti punti in comune con i Learning Object.

Esempi concreti

Un concreto esempio di queste idee si può trovare nelle risorse didattiche che Cathy Moore pubblica ogni tanto nel suo blog. Veri e propri mini learning object che, oltre a mettere in pratica i consigli didattici dell’autrice, sono perfettamente integrati all’interno del blog. Brevi, flessibili ed estremamente chiari. Così da svolgere al meglio il loro compito: comunicare con efficacia.

Come utilizzare l’audio nei Learning Object. Questo minicorso, molto interessante e articolato, è forse il migliore tra tutti. Anche se l’audio è diventato ormai uno standard per la maggior parte dei corsi, dovrebbe essere utilizzato in modo consapevole: Cathy spiega come.

Non solo test e quiz: le domande possono svolgere ruoli diversi, coinvolgendo l’utente nella narrazione. Come formulare le domande? In quali occasioni usarle?

Tutti gli esempi qui riportati sono stati creati utilizzando Keynote, il powerpoint targato apple. Questo LO spiega come utilizzarlo.

Più che un corso, un semplice ma divertente svago. Il protagonista è un gatto.

Un paio di SlideShare di Cathy Moore

Utilizzare il pulsante AVANTI alle volte è necessario. Come rendere meno ingombrante questa presenza?

Nulla da dire. se seguite questo blog l’avete già visto. Altrimenti guardatevelo.

Wordpress e-learning

wlearning

Wordpress come piattaforma Elearning: questa la semplice idea proposta da David Wiley, approfondita da Caterina in questo post. Abbandonati gli LMS, complicati e poco “aperti”, i blog potrebbero offrire diversi vantaggi alla didattica online: semplici da utilizzare e snelli, possono raggiungere meglio utenti e lettori.

Wiley e il corso sulle OER

Le indicazioni di Wiley non sono solo teoriche, anzi, hanno basi molto pratiche. David Wiley ha da poco concluso un corso online sulle Open Education Resources -OER- , da lui promosso e gestito, ad iscrizione libera e gratuita. Unico requisito: avere un blog, dove poter svolgere le attività settimanali, in genere sintesi di testi e riflessioni personali. Lui, il docente, ha coordinato e commentato i lavori, attraverso il suo blog personale.

Un’ impostazione senz’altro originale, che ha guadagnato consensi tra i numerosi partecipanti, oltre a qualche -necessaria- critica. Ma soprattutto si è rivelato un modello facilmente replicabile, che potrebbe essere impiegato anche in altri corsi.

Quali vantaggi? Numerosi, eccone alcuni.

I blog possono:

  • permettere uno stile diretto, molto “umano” e poco formale
  • supportare le interazioni degli utenti con commenti e osservazioni
  • essere seguiti attraverso i feed RSS, così da essere sempre aggiornati sulle attività del corso e eventualmente degli altri utenti
  • continuare il corso anche una volta finito, mantenendo i contatti con gli altri partecipanti
  • diffondere in modo efficace i contenuti del corso

Senza poi contare, come la stessa Caterina fa notare, le numerose implicazioni con i Personal Learning Enviroment.

Esempi italiani

Il corso di Wiley, nonostante fosse in inglese, ha avuto molti partecipanti italiani. Un buon numero provenienti dalla community LTEver, legata al Laboratorio delle Tecnologie Educative dell’università di Firenze. Qualcuno ha giustamente pensato di riapplicare il metodo, dimostrando - con notevole capacità- che il sistema può funzionare e bene. Andreas Formigoni l’ha applicato al suo corso di informatica, con ottimi risultati (questo post lo dimostra meglio di qualunque spiegazione). Bravo Andreas, e in bocca al lupo per il secondo semestre.

Per approfondire:

Timeline sulle OER

Un ottima timeline sulle OER, riporta diversi episodi chiave per le Open Educational Resources .

 

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Comunicare nell’ eLearning

Comunicare, già ma come comunicare?

Così:

Casa/lavoro: strumenti di apprendimento

Un parellelo casa/lavoro, che evidenzia i limiti delle tecnologie usate in ufficio, soprattutto se paragonate a quelle disponibili nella vita privata. In certi tratti forse esagera i vantaggi 2.0, e la protagonista è decisamente web-addicted, ma la differenza tra gli strumenti disponibili è colossale. Oltre tutto la storia è ben sceneggiata e ancora più convincente.