Archive for the 'Didattica' Category



Studiare con i learning object: una buona progettazione

Una delle prime pagine del corso più gettonato di openlearn. il paragrafo Discussion è invisibile finchè non si fa click su “Now Read the discussion”.

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Le tecnologie e l’educazione: il dibattito sull’economist

Il dibattito sull’educazione dell’Economist è inziato: sono stati scelti gli argomenti che saranno discussi; già sono disponibili i primi opening statement e i successivi rebate.

Il primo tema scelto:

L’introduzione continua di nuove tecnologie e media ha migliorato poco la qualità dell’educazione.

PRO o VERSUS?

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Openlearn: semplice ma efficace

Ultimamente, mi capita di vistare i corsi Openlear. Scoperti -o meglio = riscoperti- durante le attività del corso open education (week 5), i corsi Openlearn sono molto interessanti, coprono numerosi argomenti e, per completare il quadro, sono inseriti in un ambiente di apprendimento ricco di accessori e interattivo. Il loro carattere distintivo è l’assenza di elementi multimediali e grafici, che lasciano spazio invece a una progettazione accurata ed efficace, tutta centrata a stimolare la riflessione nell’utente. Ovviamente questi limiti non sono legati solo a fattori esclusivamente didattici: software, tempi di produzione, standard, cotringono il modello didattico.

Ma rimane un fatto: i mater Continue reading ‘Openlearn: semplice ma efficace’

Un dibattito sull’educazione

L’economist propone una serie di dibattiti che si svolgeranno on-line: regole rigide (Oxfod style), ma aperto alla partecipazione del pubblico (Oxford 2.0… mah!).

Il primo dibattito ha come argomento l’educazione. Entro il 12 ottobre è possible votare il tema che sarà affrontato: onestamente difficile scegliere, tutti i temi indicati sono molto interessanti (e problematici).

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L’apprendimento come attrito

Comperendere un fatto, il modello teorico che lo giustifica, la sua struttura: raramente ci si arriva a livello razionale. Piuttosto è un’immagine, una metafora, un’invenzione creativa, quella che produce la spinta inziale per la comprensione. Su questa spinta saranno poi i processi razionali ad indagare ed esplorare i limiti e la validità di questa prima "illuminazione". Immagino che questa opinione rientri tra quelle personali, che vari secondo il modo di pensare di ognuno: chissà.

Tempo fa utilizzavo un software per creare le mappe concettuali. Non ne potevo fare a meno: qualunque argomento studiassi ero già lì a creare la mappa concettuale, a inserire concetti, cercare relazioni, organizzare strutture. Anche se la materia non si prestava, pure andavo avanti, avventurandomi in schemi sbilenchi e contorti, che s’intrecciavano gli occhi a seguirne le  linee. Tant’è.

Ci perdevo parecchio tempo, e ben presto dovetti fare i conti: ne valeva la pena? Quanto imparavo in confronto al tempo che utilizzavo? A cosa serviva tutto questo schematizzare?

Pure a me piaceva, ma a conti fatti, gli schemi servivano a ben poco: erano una sintesi poco efficace, vuoi perchè troppo sintetici e le informazioni s’erano perse per strada, vuoi perchè troppo complicati, e allora era un bel lavoro decifrarli. E poi era più il piacere di farli, che quello di riguardali: preferivo iniziarne uno nuovo, che modificare quello vecchio. Rimaneva il fatto: a cosa servivano?

Di spiegazioni sulle mappe concettuali c’è una bella letteratura: a leggerla c’è di che entusiasmarsi, descrittori, legami logici, strutture teoriche, preconoscenze. Eppure non mi bastavano: quella che cercavo era una spiegazione più personale, che rispondesse ai miei dubbi.

Non la trovai per vie razionali: passò altro tempo finchè mi venne un’idea che aveva ben poco a che fare con le mappe concettuali. C’entravano piuttosto le eliche e le forze fisiche che permettono aerei di volare. Questa era l’idea:

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Me la dimenticai rapidamente; mi tornò in mente leggendo questo post.

Ghiaia monotona

Ogni tanto penso che i post passati, abbiano già segnato il passo: finiti, hanno fatto il loro tempo, chi li leggerà più? Chi li commenterà?

Regola infranta spesso; come questo post, che ha pure un bel titolo: conoscenze come ghiaia: materali inerti. Scritto un anno fa, risponde alle mie (ma non solo) domande di adesso:

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Krusciov in Podcast

 Al contrario della sua sorella televisiva, radio rai propone trasmissioni di alto livello culturale, e di sicuro interesse. Esco giusto ora, da una due giorni su Krusciov e il 1956, l’anno del XX congresso, quando i crimini di Stalin furono condannati.

Che dire? Grande rigore storico, attenzione agli eventi, a fatti e alla loro concatenazione, con alcuni balzi in avanti - la perestroika, gorbaciov, i giorni nostri.

Ancora più notevoli i ritratti storici - in particolare quello di Stalin e la descrizione della sua morte, un’ironico contrappasso del potere detenuto-, la cura di inserirli nella dimensione quotidiana, il soffermarsi su minimi particolari, la Pravda, gli annunci radiofonici, la spartana dacia di Stalin, il palazzo di Beria e le sue celle sotterrane; queste descrizioni rendono tangibile “lo spirito del tempo” dell’arcipelago sovietico, un impero confuso, molto diverso dall’appiattita immagine che la propaganda anti-comunista ha offerto e ancora oggi offre.

1956: Krusciov contro Stalin

Destro o sinistro

Navigando in Open learn, il repository "open" della open university, mi sono imbattuto in questa pagina: 

However, introducing right brain activities to the classroom does not only improve right brain skills, but improves the brain's performance as a whole. The more we can use activities in our classrooms that connect the two hemispheres of the brain, the more learning that will take place.
 

…che propone un simpatico giochino: emisfero destro o sinistro?

 (tra l'altro è una risorsa semplicissima ma molto "impattante")

 

Da leggere con: Meta celebrali

 

Jonassen su slideshare

Un'ottima presentazione sulle teorie di Jonassen, creata da gianni marconato, che con il suo ottimo blog, tratta molti temi sull'elearning, in modo tutt'altro che banale e scontato (e questo non è solo un ringraziamento per aver coperto il recente convegno si-el ;)

idee chiave:

  • la conoscenza come risultato del pensiero
  • le tecnologie come strumento del pensiero, e non semplice canale di trasmissione delle conoscenze
  • gli strumenti cognitivi come mezzi che non rendono più semplice la comprensione, ma aiutano a costruire una conoscenza personale
  • la costruzione di significato condivisa con gli altri: la conversazione come strumento cognitivo
  • la definizione di ambiente di apprendimento
  • il problem solving

Meta celebrali

Osservate questa immagine. Chi è l’autore?

Ovviamente l’emisfero destro. E non potrebbe essere altrimenti, visto che sua è l’abilità pittorica, quella immaginativa, poco logica e razionale, ma iconica, allusiva e onirica.

Ma c’è di più: l’autore si riconosce non solo dalla mano, ma anche dal giudizio molto parziale nei confronti dell’altro emisfero, fin troppo celebrativo di tutte le sue doti, dimenticandosi i dolori che ci fanno passare i suoi colpi di coda.

Questo sono le idee che girano nel libro che sto leggendo ora, il linguaggio del cambiamento, dove le abilità di ogni emisfero fanno da filo conduttore alle riflessioni del libro. In un equilibrio spesso precario, ogni emisfero oltre ad avere delle funzioni specifiche, possiede una propria coscienza ed un proprio linguaggio. Ed è un linguaggio arcaico, composto di allitterazioni e assonanze, a tratti poetico ed evocativo, quello in grado di raggiungere l’emisfero destro: questo è il linguaggio del cambiamento, titolo del libro.

Cose già dette penserete voi: il libro è stato scritto nel 1977, probabilmente altre idee avranno sviluppato o confutato le teorie esposte. Non ho le competenze neuroliguistiche per giudircarle, ma rimane il fatto che questo modello m’è sembrato comprensibile ed significativo, oggetto di riflessioni scaturite durante la lettura del libro.

Aldilà di valenze terepeutiche, ho intravisto molte implicazioni pedagogiche. Penso all’idea dei carichi cognitivi, e come possa essere giustificata attraverso questo libro: le risorse didattiche più efficaci sono quelle che coinvolgono entrambi gli emisferi. Di esempi ce ne sono tanti, a partire dall’uso di immagini ed emozioni nella didattica. Penso ai blog, che con il loro stile personale, si prestano a intuizioni “globali” che vanno oltre il semplice messaggio, mettendo in gioco altre capacità oltre a quelle analitiche.

Voi che ne pensate?