Archive for April, 2008

Fumetti e pubblicità

Pubblicità a fumetti.

Universi piatti

The problem is that we’ll tend to seek out ONLY like-minded people, looking for groups, blogs, etc. that reinforce our preconceived notions and our personal interests. We then start to live in an online world where we don’t see or hear other voices.

un semplice test…

Here’s a test, by the way–go check your reader right now and see how many blogs you have in there that come from industries and occupations other than your own. If you do, I’ll guess it’s because you may also have blogs related to personal interests, etc. Do you have anything in there that doesn’t MATCH what you already think? I know I don’t have too many

Why the Internet is Making Me Stupid | Bamboo blog

 

Altre volte la stupidità diventa rabbia, per un universo troppo simile a quello che già immaginiamo, appicicoso ed indistingubile… o è solo una mia impressione?

Conversare con i blog?

In ultima analisi credo che il blog sia un ottimo strumento per raccontarsi e per raccontare quello che si pensa, ma un pessimo strumento di discussione e di conversazione

Siamo proprio sicuri che il blog aiuti la conversazione?


Affermazione condivisibile e ben giustificata. Ma allora perchè utilizzare un blog in un corso? Probabilmente altre motivazioni si affiancano. Ad esempio, condividere e diffondere la conoscenza. Sarebbe utile fare un pò di ordine, sistematizzando obiettivi ed intenti. Soprattutto per chi già ci sta provando. Andreas Mariagrazia, cosa ne pensate?

Intasamenti formativi

Ottimi gli articoli di Adriano su Knowledge Worker, formazione e lavoro.

Da anni ormai è in moto una gigantesca macchina retrorica che lavora attorno al concetto di società della conoscenza e del knowledge worker.

Acronimi irresistibili

Ogni tanto leggo - e apprezzo- il Blog di Almatwo. Non sapevo fosse un acronimo: credevo che il nome avesse a che fare con Almalaurea, invece mi sbagliavo.

Sul blog di Adriano scopro che Almatwo sta per: “Adaptive Learning Management Assets for Advanced Learning Methodology-driven Architecture”. Essendo troppo lungo come acronimo è stata eseguita un’ulteriore riduzione (TWO). Adesso è tutto più chiaro.

E-learning, marketing, comunicazione

E-learning, marketing e comunicazione: cosa hanno a che fare?
Alberto, prima commentando questo articolo, poi in un post sul suo blog, spiega quale potrebbe essere il legame. Un paio di note a riguardo.

Qualche distinzione

Innanzitutto è bene fare qualche distinzione: Alberto quando parla di e-learning si riferisce probabilmente ai Learning Object. In questo senso, le sue osservazioni sono esatte: c’è bisogno di più “comunicazione” nei Learning Object, magari prendendo esempio da altri ambiti. Il blog di Cathy Moore offre parecchi spunti interessanti, prima tra tutti la presentazione Dump the Drone, dove analizza e smonta lo stile comunicativo generalmente adottato nei Learning Object. O questo post, che analizza proprio l’ interactive marketing, descrivendo i vantaggi di simili prodotti.

Attività on-line

Questo per quanto riguarda i Learning object. Le cose cambiano per le attività didattiche on line. Qui la didattica gioca un ruolo fondamentale: una progettazione ben realizzata e un tutoring attivo e costante fanno la differenza. La comunicazione, sempre importante, va più in secondo piano. Eppure anche questo è e-learning, o no?

E-learning per il marketing?

C’è anche chi esplora direzioni inverse: la conferenza “e-learning per la comunicazione ed il marketing” aveva tentato di tracciare un ponte tra e-learning e marketing. Avevo assistito all’incontro, ma onestamente non sono convinto che i Learning Object possano attrarre o fidelizzare clienti. Ma tant’è…

Link utili

Infographics

Elliance è un’azienda di web marketing: una sezione del sito raccoglie grafici e schemi che spiegano i meccanismi del del SEM (search engine marketing).

Che l’argomento interessi o meno, il sito è da vedere e rivedere: gli schemi sono molto chiari e curati, in più ogni settimana ne viene aggiunto uno nuovo.

Link:

> Knowledge SEO Infographics

Immagine

Un oscuro scrutare

image Sto scoprendo Philip K. Dick. Come molti, lo conoscevo per il film di Blade Runner. La narattiva di Dick è molto di più: il film è banale e piatto, il libro è una continua e straziante confusione tra reale e artificiale. Sto leggendo -ho finito- Un oscuro scrutare:  l’abisso della droga, identità che scompaiono, psiconalisi schizofrenica. In un futuro troppo simile alla realtà. La nostra realtà.

PS

Radio Rai ha pubblicato uno radio sceneggiato di Il cacciatore di androidi. E’ fatto bene, ed è molto fedele al romanzo (e molto diverso dal film). Lo trovate in P2P o nell’archivio Xdrive .

Per accedere a Xdrive:

  • 1 pagina di Xdrive
  • 2 inserire Nome account: Sceneggiati2 / Password: puntate2
  • 3 Clic su my account
  • 4 Nella nuova finestra clic My drive -> Sceneggiati -> Blade Runner

Qui, la guida dettagliata.

Learning Object in italiano: Imprenderò

222 Molte discussioni sui Learning Object partono da basi teoriche, senza prendere in considerazione esempi pratici, che meglio potrebbero chiarire funzioni - e limiti- di questi strumenti. C’è da dire che on line di Learning Object in Italiano se ne trovano pochi, ancora meno di buona qualità. 

Esistono delle eccezioni: Simulware, azienda elearning di Trieste, ha reso disponibile Imprederò, un simulatore di impresa finanziato dalla regioni del Friuli e dal Fondo Sociale Europeo, con l’obiettivo di diffondere la cultura imprenditoriale.

Imprenderò è un prodotto composto da diverse tipologie di oggetti didattici.

  • 3 web fiction
  • 1 simulatore
  • svariati pdf

Sull’efficacia delle simulazioni ho qualche dubbio: molto complesse da realizzare, a volte inutili, altre volte di difficile utilizzo. In generale mi sembrano più efficaci simulazioni come questa, semplice e che spiega un concetto definito e limitato.

Le web fiction invece sono fatte molte bene: dialoghi curati, leggere (non oltre le 10 pagine) ogni pagina altrettanto breve. Dal mio punto di vista, questa tipologia di Learning Object ha un senso ed è efficace. In azienda può introdurre argomenti complessi, coinvolgendo l’utente, per poi focalizzarsi sulle informazioni vere e proprie.

PS:

Il sito di simulware ha molti minispot, realizzati veramente bene. Da visitare.

 

Link

> Imprederò

> Simulware

Perchè i centri di formazione non fanno Elearning

Questa riflessione nasce da  commento di Alberto sul blog di Gianni. Premetto, è un opinione molto personale e probabilmente parziale. Sarebbe interessante da discutere.

Cito:

ANZI sto incontrando aperture notevoli e stimolanti - nei confronti dell’elearning ndr - . Solo che le incontro in ambito aziendale e non (come sarebbe lecito aspettarsi) in quegli enti che occupandosi di formazione dovrebbero essere i primi a sollevare questioni di metodo e didattica.

Onestamente mi sarei sopreso del contrario. Dati alla mano, ci sono ben pochi centri di formazione che fanno anche Elearning. Del resto i global player, le aziende che offrivano un pacchetto integrato, elearning + formazione in presenza sono rapidamente scomparsi, ritornando sui propri passi.

Ma perchè? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e chiarire un concetto. Il termine elearning raccoglie ambiti della formazione a distanza profondamente differenti. Lo si usa per comodità, perchè ormai è entrato nel linguaggio comune e forse è meglio così, piuttosto che rischiare una selva di termini astratti e incomprensibili. Perdipiù questi due ambiti -elearning 1 e elearning 2 -,  si integrano poco pure tra di loro. Chi opera nel primo, spesso non opera nel secondo e vicerversa. Quindi, per rispondere alla domanda “Perchè i centri di formazione non fanno elearning”, è meglio considerare i due ambiti in modo separato.

Elearning 1

In questo ambito ci sono i learning object. Un azienda che opera in questo settore, avrà a disposizione dei progettisti che scrivono i corsi e dei programmatori in grado di realizzarlo. Un centro di formazione, ovviamente, non ha a disposizione queste competenze, quindi - come è ovvio - non fa elearning. Si potrebbe obiettare che un centro di formazione potrebbe limitarsi solo alla progettazione, e lasciare lo sviluppo ad un’azienda esterna. Ma non è così. Infatti, come già detto, i learning object hanno a che fare fino ad un certo punto con la didattica, per il resto sono più orientati alla comunicazione. Si può ben fare un learning object, rispettando tutti i principi didattici che si vuole, ma se poi il corso è noiso, i testi audio e video poco azzeccati, le interazioni complesse e frustranti, è difficile che possa essere efficace. Sono competenze diverse rispetto a quelle richieste ad un formatore in presenza.

Rimane un ultimo punto: perchè un centro di formazione non compra, e poi propone ai propri clienti i Learning Object. Non conosco bene le logiche di mercato, ma mi viene in mente un esempio. I manuali, che so cucina, sotria, etc., dove li compri? Chi li produce? I centri di formazione? Ovviamente i manuali li compri in libreria e li producono le case editrici, semplicemente perchè questo è il loro lavoro. E poi, perchè ci dovrebbe essere un ulteriore intermediario? Non conviene alle aziende rivolgersi direttamente alle aziende Elearning?

Elearning 2

Qui non si parla più di Learning Object. Si parla di collaborazione, di interazioni tra gli studenti e il docente attraverso forum, wiki etc. Questo campo ha un taglio sicuramente più pedagogico: in ballo ci sono le attività didattiche, lo studente deve essere seguito, e via dicendo. Onestamente questo settore lo conosco  poco, ma alcuni spunti di riflessione pure mi vengono in mente. Ad occhio, mi sembra che università ed aziende preferiscano gestire internamente questa tipologia di attività. Preferiscono non rivolgersi ad aziende esterne, ma controllare il processo da vicino. Non conosco bene i motivi, e probabilmente ce ne sono più d’uno: risparmio, migliore visione strategica, migliore controllo sulle informazioni aziendali, chissà…

E’ un opinione debole, e sarei molto curioso di sentire le impressioni di chi ne sa di più. Dico debole, perchè penso che sia più efficace un centro esplicitamente dedicato a questa attività,  che potrebbe raggiungere migliori risultati con maggiori risparmi. Del resto come Gianni indica, il risultato di questa situazione è un insieme di pre-precari poco motivati. Invece i modelli efficaci, nascono in modo indipendente, come spiegato in questo dibattito dell’economist.